lunedì 14 aprile 2008

KENNY BLAKE




Visto che io e Albe ne abbiamo un attimo parlato, avremo sicuramente stuzzicato la curiosità di molti e quindi ecco un piccolo pezzo su Kenny Blake.

Pilota australiano, poco conosciuto ai più, un grande Road Racer vecchio stile degli anni 70 che seppe impressionare i grandi dell’ambiente e che inseguì per tutta la carriera il sogno della sua vita. Come dirà Costa successivamente ‘Non c’è maggiore esaltazione della vita, nel rischiare di perderla cercando di esaudire un sogno e quindi darle un senso’. Kenny fu pilota dal grande cuore e dal grande coraggio e fra le varie moto che pilotò nella sua carriera, vinse anche con la Kawasaki (la HR1 500). Riuscì a battere Agostini a Laverton nel 1976 nell’Australian TT con la Suzuki RG500 di Barry Sheene campione del mondo nello stesso anno….ma il suo sogno era un altro: vincere il Senior all’Isola di Man.
L’occasione della vita si presenta nel 1981: gara Senior, Ken pilota Yamaha, è a bordo di una TZ 350 molto più piccola delle altre 500 concorrenti, ma molto più adatta secondo lui alle esigenze di quel momento…Un problema tecnico però (sembra la catena) blocca Ken sulla linea di partenza il quale perde più di novanta posizioni, comincia a piovere e in certe parti del tracciato la strada è veramente bagnata….Ken parte ma è equipaggiato con le slick….è spacciato non ce la potrà mai fare….ma il suo grande cuore, l’agilità della sua piccola TZ e il sogno della sua vita lo portano a tenere un ritmo forsennato e insostenibile anche per gli assi del TT (Dunlop, Grant, Haslam ecc…) – chi lo vide correre quel giorno non lo dimenticherà mai: ‘’La sua moto in accelerazione all’uscita delle curve sembrava un serpente sul ghiaccio, era spaventoso da vedere!!!! Da qui il soprannome Snake on ice’’ – Ken riesce a passare durante quella leggendaria gara 103 piloti e arriva a stuzzicare la quarta posizione (credo Mick Grant) ma sul più bello, quando il sogno comincia a concretizzarsi, una pozzanghera o una perdita di concentrazione lo fanno letteralmente volare via per andarsi a schiantare su un palo. Ken muore sul colpo..è il 9 giugno 1981. Il suo grande sogno va a sgretolarsi su quel palo e insieme si porta via la vita di un grande delle corse in moto. Addio Kenny, Addio Snake on Ice!!!


sabato 12 aprile 2008

L'uomo Nicchia


Comunico ufficialmente che vincitore del quizzone è il Dottor Andrea Birex Barbiero, da oggi ufficialmente UOMO NICCHIA 2008. Complimenti!

venerdì 11 aprile 2008

Un quizzone di nicchia











Senza nicchia non respiro, l'ipernicchia mi esalta, la supermeganicchia è lo scopo della mia vita.
Questo più che un quizzone è una sfida. Chi riconoscerà il pilota delle foto vincerà il titolo di "Uomo Nicchia". Non è facile e non varrebbe fare ricerche varie per scoprire chi è. O lo sai e dei di nicchia o non lo sai. Se al primo giro di risposte nessuno lo riconosce partono gli aiutini. Ogni aiuto abbassa il livello del titolo come segue:

0) Uomo Nicchia

1) Uomo Nicchietto

2) Ometto Nicchietto

3) Merdaccia

giovedì 10 aprile 2008

La moto ed il portafogli

Ecco, vi siete già sbagliati. Questa non è la solita storia che racconta di come la nostra passione comporti una rapida ed inarrestabile dissoluzione del nostro misero stipendio o di quanti soldi servano per correre "seriamente" in moto.Non voglio nemmeno addentrarmi nel luogo comune "vince ed è più veloce in moto chi ha più soldi"...Quelli che la passione vera del motociclismo ce l'hanno nel cuore racocntano di uomini, di leggende, di sogni, non di gare, soldi o tempi sul giro.
Voglio allora parlarvi di un concetto che mi ha molto colpito, quello dell' ATTENZIONE (ed il paragone con i soldi che si hanno nel portafogli) descritto nel mitico libro di Keith Code "A Twist of the Wrist", fondatore della superbike school (www.superbikeschool.com - PS Andatevi a vedere questo sito, ve lo consiglio: ci sono vere e proprie perle ed immagini storiche nella gallery che vi faranno venire i brividi). Lo trovato leggendo un pò in giro su internet e scopiazzando qua e la.
"L'attenzione e' come i soldi che abbiamo nel portafogli: ha un limite. Ogni persona ne ha una certa quantita'e la natura li dispensa in maniera casuale tra gli uomini. (Magari quella volta Haga e Valentino hanno avuto una botta di c...!!)Se nel nostro portafogli dell'attenzione abbiamo "cento euro" e' chiaro che non possiamo spenderne duecento.Quando abbiamo cominciato a guidare la moto (che emozioni e che bei ricordi eh??) probabilmente spendevamo circa 98 euro nel lasciare andare la frizione senza spegnere il motore. Adesso ci investiamo circa 10 centesimi. Tutti pensiamo, oggi, di fare un certo numero di cose automaticamente: il colpo di gas in scalata, il bilanciamento dei freni, il rilascio della frizione, lo sguardo alle condizioni dell'asfalto, eccetera.Non e' vero! Tutte queste attivita' richiedono una certa attenzione, soldi, che con l'esperienza scendono al minimo.Quando avremo ridotto il nostro livello di "spesa" ad 1 euro per un gran numero di operazioni, ci rimarranno novantanove euro di attenzione da dedicare alle cose importanti della guida.La guida ora può essere considerata come un insieme di decisioni che prendiamo ad ogni istante. Ce ne se sono così tante da prendere in ogni istante, ad ogni curva, che è difficile numerarle.Se avessimo abbastanza esperienza di guida sportiva da prendere, per esempio, il 50 per cento di decisioni corrette, saremo probabilmente dei discreti piloti.Ci sono sempre decisioni da prendere su cose che non abbiamo capito. E allora, ecco che i nostri 99 euro si esauriscono di botto, e possiamo addirittura andare in rosso. Di colpo, la nostra attenzione e' tutta fissata su questo problema ( mi e' scappato il posteriore, per fortuna che non sono volato....) e, se non recuperiamo in fretta, ci telefona la banca (un bel dritto nella curva successiva perche', distratti dalla scodata, abbiamo sbagliato la staccata).Quindi, per guidare "bene" non basta saper compiere le operazioni necessarie: bisogna imparare ad osservarle e comprenderle in profondità.Osservare con attenzione il proprio modo di guida, guardare le proprie foto (per la postura), confrontarsi con gli amici (gli allenatori più severi!!) e' l'unico sistema per migliorarsi. Se sai quello che hai fatto, saprai cosa cambiare. Se non sai quello che hai fatto, continuerai a ripetere l'errore o - peggio - cercherai di correggerlo a caso, con conseguenze potenzialmente disastrose."
Perchè mi ha colpito questo pensiero? perchè l'ho sentito subito mio, perchè in fin dei conti è una lezione di vita, perchè forse invecchiando si raggiunge una consapevolezza delle cose che ti fa dire "caspita, è vero...!" e perchè ad ognuno di noi sarà capitato almeno una volta nella vita di sentirsi chiedere : "ma come fai a fare quella curva così?"... bhe, ecco la risposta.
Perchè ve l'ho raccontato? perchè tutte le belle cose, se non vengono condivise con gli amici, non valgono nulla.
Nic

mercoledì 9 aprile 2008

Compito in classe

Mi è stato chiesto di esprimere dei pareri più o meno tecnici su come siamo in moto. Mi sto preparando a stilare una sorta di "pagella" con pregi o presunti difetti di ciascuno.
Mi piacerebbe che ognuno di noi ne faccia una includendo pure un giudizio su se stesso, credo sia divertente e dia modo di prenderci un pò in giro e non troppo sul serio come il mondo in cui viviamo spesso ci chiede. Per cui avanti diamoci da fare e se volete anche con un pò di malizia e spirito. Oltre ad una esaustiva descrizione sono richiesti voto e giudizio sintetico.
Ciao Nonno

Motociclismo con la M maiuscola




Mi è stato chiesto che cos’è per me o cosa significa il Motociclismo con la M maiuscola.
Non voglio assolutamente limitarmi a discriminazioni di alcun tipo (scooter, custom, sportive ecc..) e neppure soffermarmi su banalissimi stereotipi. Intanto son convinto sia necessaria la materia prima e cioè possedere o avere posseduto una moto se non altro per capire almeno un po’ che cosa significa cavalcare questo cavallo di ferro, ma credo non sia strettamente necessario (ho conosciuto persone senza la motocicletta che si emozionavano tantissimo e che gli si illuminavano gli occhi quando parlavano dei loro sogni a 2 ruote)…..come non è altresì necessario girare al Mugello sotto l’1 e 45 e poi, diciamocelo qua, motociclisti veri non si diventa dalla sera alla mattina guardando una gara di MotoGP con sorpassi annessi (pochi per la verità) o acquistando l’ultima supesportiva o l’ultimo motardone di tendenza.
Che cosè allora che fa diventare un comune mortale un vero Motociclista? Qual’ è quel morso di ragno o quella bombardata di raggi Gamma che ti trasforma la struttura del Dna o che rende instabili le tue molecole trasformandoti in un eroe delle 2 ruote? Semplicissimo, la passione,…quella vera però!!!
Domenica sono andato ad Adria con alcuni dei ragazzi e abbiamo visto solo una parte (purtroppo) di giornata, ma quella comunque mi ha permesso di farmi rivivere alcune cose che non sentivo da tempo: l’odore dell’olio ricinato, il rumore del 2 tempi, la visione di un cilindro con travasi allargati e ammissione lamellare per una Vespa, la campana per allungarne i rapporti….tutte piccole cose che mi hanno creato delle emozioni….lì non c’era la folla del Mugello e neppure la coda infinita per andare alle casse (si entrava gratis) ma signori cari si respirava tanta passione e poi c’erano i motard che gareggiavano e le moto storiche che giravano sul circuito: ho passato proprio una bella domenica (tra l’altro condita da un buon pranzetto a casa del Puppy che ringrazio ufficialmente).
Questa domenica trascorsa mi riallaccia al nocciolo della questione e arrivo pertanto a dire che il vero motociclismo è semplicemente passione, dedizione, in una parola è emozione: l’emozione per un sorpasso sul curvone veloce di Misano da parte di Bayliss, l’emozione per il rombo di una Ducati 916 SPS munita di Termignoni, l’emozione per il rombo frastornante di una 500 2 tempi, l’emozione per l’architettura di un motore avveniristico, l’emozione nello stare in gruppo quando si è in tanti per fare un giro di giornata, l’emozione per Valentino Rossi che batte Gibernau a Phillip Island e vince il mondiale 2004, l’emozione per le Road Race irlandesi, l’emozione creata dall’immagine di Kevin che lascia il motociclismo agonistico e si mette a piangere sulla spalla del Dottor Costa, l’emozione per gli occhi di King Carl Fogarty o per il giubbotto malconcio di Joey Dunlop a fianco della sua RC30, l’emozione per le prime tute in pelle con gli sponsor di Ago e Sheene, l’emozione creata dai dubbi se passare la domenica a Imola con la tua moto a girare o passarla con la nuova tipa che ti sei fatto la sera prima in discoteca, l’emozione di superare il dolore e le paure pur di risalire in sella anche dopo un incidente, l’emozione per le Chupa Chups di Jorge Parafuera, l’emozione per una notte insonne perché il giorno dopo farai un mega giro sui monti dell’appennino con tuoi amici, l’emozione per la resurrezione di Doohan dopo il terribile incidente del ‘92 ad Assen e la vittoria consecutiva di 5 titoli mondiali della 500, l’emozione per il passaggio di Lucchinelli,Uncini e Roberts alle Rivazze o alla Tosa di Imola e vedere la collina della passione gremita con la folla in delirio, l’emozione per tutto il ferro che aveva Sheene in corpo e che lo faceva suonare sui cancelletti di tutti gli aeroporti del mondo, l’emozione per Rainey che ora sta su una sedia a rotelle e non potrà più correre su una moto, l’emozione per tutti quei piloti che sono morti e che non potranno più appassionarci con le loro fantastiche gesta.
Quindi ragazzi, che abbiate o no una moto, che vi piaccia o meno Rossi o Biaggi, che sappiate o meno chi era Jarno Saarinen, Pasolini o David Jefferies, che abbiate l’ultima sportiva o la naked anni 70 ereditata dallo zio che va solo dritta, sappiate questo: se saprete emozionarvi e avrete il cuore che batte forte al cospetto di una 2 ruote o di un avvenimento ad essa legato, sarete dei veri motociclisti. Il motociclismo quindi, quello vero con la M maiuscola è come il talento dei grandi, ce l’hai o non ce l’hai, ci nasci, non potrai mai crearlo e se c’è, fa parte di te e basta!
Quando capisci dentro di te che la passione va oltre la ragione e nulla ti fa cambiare idea o tornare indietro, allora sei un vero Motociclista ed esserlo è semplicemente uno stato dell’anima.

martedì 8 aprile 2008

Che emozione

Ciao a Max intanto, benvenuto.
Tornando un attimo al dibattito 2/4 cilindri, mah non so...Ho sempre sostenuto il 4 ma quelle volte che ho provato il 2....è stato bello lo stesso. Boxerone a parte che ha caratteristiche piuttosto particolari, in questi ultimi anni ho un pò rivalutato il bicilindrico. A vedere poi i risultati prestazionali mi pare che alla fine si possa dare un sostanziale pareggio (decimo più o meno o altri dettagli di peso, CV dati vari etc.)

E' comunque una grande emozione come quella volta che mi sono abbandonato tra le braccia di Robert Dunlop, fratello del più famoso Joey.

Anche lui icona di un motociclismo vero vissuto con una passione sconfinata. Dilaniato nel fisico dopo bruttissime cadute è sempre risorto in nome di una forza di spirito degna degli dei e delle figure mitologiche. Guardando i suoi polpacci entri in un mondo parallelo dove la morte va a braccetto con la vita e si innalza nell'altare della gloria.


Grazie Robert.